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Howard Rabinowitz
Howard Rabinowitz
Scrittore
3 min di lettura

Inizia il percorso di automazione, ma guarda dove metti i piedi

Conversazione con Lila Benhammou, CEO di Humans4Help.
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L'automazione robotica dei processi (RPA), una suite di tecnologie digitali che automatizzano i flussi di lavoro manuali, offre vantaggi significativi. Eliminando le attività ripetitive, i talenti possono concentrarsi su lavori più importanti, riducendo i costi e migliorando la qualità. Nel corso del primo anno, il ROI di un'azienda sull'investimento in RPA può andare dal 30% al 200%, secondo McKinsey.

Non sorprende quindi che il mercato dell'RPA stia esplodendo. Nel 2021, gli investimenti aziendali in RPA hanno raggiungo 1,89 miliardi di dollari e si prevede che toccheranno punte di 13,74 miliardi entro il 2028, secondo Grand View Research. Oggi la quota maggiore di questa spesa (46%) è investita dalle compagnie di servizi finanziari. Tuttavia, l'RPA è pronta a trasformare ogni settore, dalla sanità all'IA, fino al retail e alla produzione industriale.

Le aziende che sono in procinto di iniziare il loro percorso RPD, devono sapere che la strada da percorrere non è senza ostacoli. Dovranno capire come strutturare i dati non strutturati (come i dati video, voce, social media, PDF e IoT), che possono arrivare a comporre dall'80% al 90% dei dati di un'azienda. Dovranno individuare modi per integrare nuove tecnologie nei sistemi legacy. E, soprattutto, dovranno decidere come e da dove iniziare.

Per affrontare queste sfide e capire come si sta evolvendo l'RPA, ne abbiamo parlato con Lila Benhammou, fondatrice e direttore generale di Humans4Help, azienda di consulenza di tecnologia digitale che aiuta i clienti a sfruttare l'RPA per massimizzare il valore aziendale.

Come dovrebbero approcciarsi le aziende all'RPA per trarre il massimo dal loro investimento?

Per prima cosa devono conoscere a fondo i loro processi aziendali. La scelta dei processi da automatizzare è fondamentale per il successo del percorso RPA. In poche parole, più semplici sono meglio è. Forse l'80% delle volte, le aziende scelgono di partire da processi molto complessi, il che è un grande errore.

Qual è un esempio di processo troppo complesso?

Può essere una questione di input-output, come provare ad automatizzare processi che si basano su molti dati non strutturati oppure tentare di utilizzare dati a cui è difficile accedere perché risiedono su sistemi legacy. Questi fattori aggiungono molta complessità, ma non è sempre facile farlo capire alle aziende. Spesso rispondono: "complesso o meno, è questo ciò che ci serve". Perseguendo con questo atteggiamento rischiano di far fallire l'intero progetto, perché la prima esperienza con l'RPA sarà disastrosa. Alla fine si convinceranno di averci provato senza successo, abbandonando definitivamente l'idea dell'automazione.

Come aiutare un'azienda a decidere quali processi sono più idonei per l'automazione?

Ecco i nostri consigli in tre step. Primo step: pensare in grande. Spesso quando lavoriamo con i clienti, generiamo una mappa di calore dei processi aziendali, ad esempio i processi finanziari, legali, HR e IT, per individuare graficamente quelli ripetitivi che richiedono più manodopera, risorse, tempi e costi, quelli connessi tra loro e così via. Questo aiuta a visualizzare le operazioni, a capire dove ha più senso automatizzare e a individuare obiettivi specifici.

Secondo step: iniziare con poco. È consigliabile scegliere uno o due casi di utilizzo tra quelli che possono garantire una buona riduzione delle attività ripetitive e ottenere il consenso degli utenti aziendali. È importante che dirigenti, manager e lavoratori credano nella riuscita e nella convenienza del progetto.

Terzo step: scalabilità veloce. Una volta scelti i casi iniziali, dobbiamo definire l'obiettivo ottimale da raggiungere con parametri misurabili che riflettano i vantaggi aziendali interni (per i dipendenti) ed esterni (per i clienti). Se il progetto pilota soddisfa l'obiettivo ottimale, si può procedere estendendo il progetto ad altri processi.

L'RPA si sta evolvendo rapidamente, integrandosi con gli strumenti IA come l'elaborazione del linguaggio naturale, il riconoscimento vocale e la computer vision. Come possiamo aspettarci che cambino queste capacità nel 2022?

Vedremo l'affermarsi di un RPA sempre più cognitivo. L'anno scorso, l'RPA era incentrato sulle attività umane manuali per accelerarle e renderle prive di errori. Nel prossimo futuro, grazie all'IA, i bot penseranno come esseri umani. Saranno sempre più capaci di prendere decisioni intelligenti. Un chatbot, ad esempio, potrà interagire con maggiore intelligenza, gestire più casi con un mondo di dati non strutturati decifrandoli come un essere umano. Io dico sempre: "Per agire come un essere umano, occorre pensare come un essere umano".

Grazie agli strumenti low-code, l'RPA è alla portata di tutti, professionisti e non. Questo ha aumentato la capacità delle aziende di sfruttare l'RPA?

Assolutamente sì. Rendere semplici cose complesse è essenzialmente lo scopo del low code/no code. L'interfaccia utente è estremamente intuitiva e consente di essere estesa ai vari reparti e ai responsabili dei processi aziendali anche se non hanno alcuna base di tecnologia informatica. Non è facile spiegare loro come funzionerà l'RPA e quali siano i suoi vantaggi. Con il low code/no code, si possono creare regole aziendali e flussi di lavoro al mattino e vedere i risultati a fine giornata. Questo porterà a un'elevata adozione di questi strumenti.

Vuoi saperne di più dei consigli di Lila?

Segui il nostro episodio su come l'iperautomazione rende possibile il lavoro più smart nelle storie Bold di Pega. Future focused. podcast (in inglese).

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